Nazim Comunale on The New Noise
Una medusa i cui tentacoli sembrano una mano, la campana un viso con un’ombra di spavento disegnata addosso, a vagare in un mare scuro, nelle profondità dove la luce giunge ad intervalli misurabili forse in secoli. Così si presenta dalla copertina il nuovo, terzo disco di Vocione (ottima la scelta del nome), pubblicato da Aut Records, registrato dal vivo al Torrione, il Jazz Club di Ferrara. La formazione base, un duo composto da Marta Raviglia alla voce e da Tony Cattano al trombone, in diversi episodi si espande con l’intervento di vari ospiti tra cui segnaliamo la voce ed i live electronics di Manuel Attanasio (che ha all’attivo un altro duo con Ravaglia), la chitarra di Giacomo Ancilotto (già con Caterina Palazzi Sudoku Killer e negli ottimi Luz) ed il pianoforte di Fabrizio Puglisi. In questo bel lavoro ascoltiamo una sorta di personale e densa visione da jazz club trasferito per un qualche scherzo cosmico all’interno di un batiscafo: un’immersione nelle profondità del suono, circondati da un buio nel quale muoversi con circospezione. Riverberi, stanze, piani sequenza, canti tutti mentali di palombari alle prese con un bop per forza di cosa iper rallentato: il vaghissimo senso di veglia e di minaccia di “Confessions On Demand” ad aggiungere punti di domanda più che ad offrire risposte, perfetta colonna sonora per un thriller metafisico. O l’incedere surreale e circense della title-track, quasi una risposta di una strega sirena al tricheco Disney di Alice in Wonderland. Ed è proprio un paese abitato da creature strane e sorprendenti quello disegnato da queste dodici immaginifiche tracce dove i timbri si confondono felicemente, il trombone muta forma (“Eco Time II”), la voce si mimetizza e si fa altro da sé, finché all’improvviso non ci ritroviamo, ubriachi e fradici, pronti per imbarcarci per un’altra navigazione, diretti non sappiamo dove (“Embarcadero Ginger Serenade”), con le ombre di Tom Waits e di dive jazz avvolte in un didascalico fumo ad annuire sensuali dietro l’angolo. Preziosi gli interventi del sempre bravissimo Fabrizio Puglisi, che col pianoforte scova polvere di poesia negli spigoli (“Eco Time III”). Quattro visioni dello stesso tema (il pezzo intitolato “Eco Time”) appunto, tutte molto differenti tra di loro (“l’ultima è quasi una sorta di haiku minimal techno acustico) e tutte convincenti, sono la prova dell’ispirazione che anima un lavoro sorprendente e pienamente a fuoco, felicemente sospeso tra incubo e meraviglia.
Baze Djunkiii on Nitestylez
Put on the circuit via the ever busy Aut Records imprint on March 30th, 2k20 is “Left Hand Theory”, the third album created by Vocione, a duo comprised of Marta Raviglia and Tony Cattano. Recorded live at the renowned Il Torrione Jazz club located in Ferrara, Italy the very first words that spring to mind when listening to this 13 track album are sacral and ecclesiastical due to the solemn, festive nature of the artists vocal performances, accompanied by a subdued, slow moving stream of electronic textures as well as sparkling, tender piano lines in tunes like “Confessions On Demand” whereas the subsequent title track “Left Hand Theory” showcases a more dramatic, ecstatic and untamed variation of Vocione’s sonic musings. Furthermore “Eco Time II” beams the listener into a gargantuan echo chamber of sorts, “Embarcadero Ginger Serenade” weighs in a swinging, positive attitude for the avantgardistic Jazz dancefloor, “Prendero Il Tuo Posto” oozes with pure romanticism and a beauteous, naturalistic feel, “Endurance” seems to reflect upon inward looking, unobserved Jazz improv sessions, “Eco Time IV” is surprisingly dark and brooding and “Sport Light” even weighs in some twangy Desert Blues elements just to name a few. Well interesting. Go check.
Marco Carcasi on Kathodik
C’è mistero, sorpresa, spigoli e dolcezze nell’opera del duo Vocione.
Marta Raviglia e Tony Cattano (voce e trombone), in occasione del fatidico terzo album (secondo per Aut), organizzano e registrano questo intenso live al Torrione Jazz Club di Ferrara in compagnia di un tot di amici a vivacizzar l’atmosfera con voci, live electronics, chitarra e piano (Costanza Paternò, Manuel Attanasio, Giacomo Ancillotto, Fabrizio Puglisi).
La formula scarna e aperta ad ogni refolo, saetta fra pulsioni popolari e siparietti jazz, chiari di luna contemporanei, sciolta vena performativa (Endurance t’atterra, Sport Light ti rimette in piedi con leggeri buffetti blues), rilasci sorridenti (Embarcadero Ginger Serenade), struggimenti (Prenderò Il Tuo Posto / Quinto), scatti in avanti (l’elettronica livida di Eco Time IV) e chiusura Nyro spirituale.
In breve ma molto breve: Daje!
Voto: 8
Marco Carcasi
Jazz Admin on Jazz Convention
Marta Raviglia e Toni Cattano pubblicano il terzo disco in coppia a cinque anni di distanza da “Le armi di Ares” e a dieci dal primo cd intitolato semplicemente “Vocione”. Mentre negli album precedenti si alternavano le composizioni originali a brani di autori vari, dalla classica al pop, passando per il Brasile, in questa ultima prova le dodici tracce sono a firma, in pari numero, dei due “Vocionici”. La registrazione di “Left hand theory”, inoltre, è avvenuta “live” al Torrione di Ferrara con la presenza di alcuni ospiti speciali, tutti più o meno dello stesso giro artistico, per arricchire la tavolozza timbrica e apportare contributi significativi all’interpretazione del repertorio scelto. Quindi gli elementi di novità, in questa incisione, sono diversi per un gruppo che lavora sodo al fine di realizzare un suono ben determinato, una musica dai contorni formalmente definiti e dai contenuti di matrice dissimile, amalgamati, però, da un analogo tipo di trattamento.
Nei pezzi in duo si rilevano le coordinate stilistiche conosciute, con la voce della Raviglia impegnata in salti di registro e in cambi di direzione, di umore, spesso da un passaggio al successivo, assecondata dal trombone sordinato di Cattano, teso ad adattare o a disambientare il canto atipico della partner.
Quando compare Manuel Attanasio subentrano i colori dell’elettronica ad incorniciare le performances vocali dei protagonisti, aggiungendo inedite screziature alla proposta complessiva.
Fabrizio Puglisi, da parte sua, interviene in alcune sequenze con un pianismo romantico, ma è pronto ad esplorare in maniera meno ortodossa la tastiera, rovistando tra i martelletti con mano esperta, quando la situazione lo richieda.
Giacomo Ancillotto, invece, fa sentire letteralmente la vibrazione delle corde sulla chitarra elettrica e immette il senso di uno swing altalenante, futuribile, nelle takes in cui figura.
Costanza Paternò è una vocalist votata all’approfondimento euristico in alcuni generi musicali, alter ego della Raviglia, in questo senso. I loro dialoghi sono all’insegna di un interplay necessario e inevitabile, visti il loro tipo di approccio a specchio e la comunanza di referenze linguistiche. Per finire in gloria, nel brano finale, scendono in campo quindici allievi di Marta a dare corpo e consistenza ad un coro abbastanza asimmetrico. Veramente, dopo l’ultima traccia, si ascolta ancora una bonus track non annunciata, indirizzata verso un inquietante rumorismo, da cui scaturiscono cupi e profondi accordi di pianoforte e divagazioni senza rete di altri strumenti.
Quest’ultimo disco, infine, ribadisce l’atteggiamento progettuale di “Vocione”, un binomio singolare e bene assortito, sempre alla ricerca di nuove sfide, stavolta in compagnia di musicisti con la stessa esigenza di partecipare al gioco e di percorrere strade in salita per raggiungere livelli ogni volta più elevati.
Mario Biserni on Sands Zine
Stando ai vocabolari il termine vocione sta a indicare una voce grossa ma anche una persona burbera e irascibile. Rilassatevi, non voglio darvi lezioni di lingua italiana nè elevarmi al ruolo di cattedratico, semplicemente voglio mettere i puntini sulla i perchè nel nostro caso vocione sembra invece vada inteso come parola composta da voce e trombone, gli strumenti a disposizione di questo duo formato da Marta Raviglia e Tony Cattano. Nei due dischi precedenti, il secondo dei quali pubblicato dalla stessa Aut, i due si esibivano in un plot di loro scritture corollate da standard della musica afroamericana, della musica brasiliana, della musica leggera, e perfino da brani ripresi da notissimi compositori barocchi (Pergolesi e Scarlatti). In questo terzo flash, registrato in pubblico al jazz club ferrarese Torrione San Giovanni, i due presentano invece 12 pezzi originali, tutti composti da loro stessi (7 da Cattano e 5 dalla Raviglia), ma in nove di essi, ad esclusione di Eco Time I, Left Hand Theory ed Endurance, vengono affiancati sul palco da vari musicisti ospiti (il clou è toccato nel dodicesimo brano quando la Raviglia viene affiancata da altre 12 voci in una coralità crescente prossima allo spiritual e al gospel). Ciliegina nella torta, vi è un tredicesimo brano, il più sperimentale del lotto, che non viene menzionato nell`elenco riportato in copertina. La presenza degli ospiti contiene elementi positivi e negativi allo stesso tempo. Positivi perchè le possibilità espressive vengono indubbiamente allargate. Negativi perchè viene a mancare il fascino derivante dal dialogo puro fra voce e trombone. E` d`altronde indubbio che la formula base non può essere stirata all`infinito senza correre il rischio di ripetizioni inopportune, e chi ricerca quel fascino primitivo lo può comunque trovare andando a recuperare i due dischi precedenti. Le soluzioni proposte in “Left Hand Theory” sono viceversa molteplici e vanno dal brano d`atmosfera, dilatato e psichedelico, ai fraseggi blueseggianti e/o swinganti. Cattano tratta lo strumento con perizia, estraendone suoni grotteschi e onomatopeici e/o sordinature jungle di ellingtoniana memoria. La Raviglia, dal canto suo, passa dal cantato al vocalizzo, sia di tipo nonsense che più propriamente scat. Comunque lo si guardi, e comunque lo si ascolti, “Left Hand Theory” è un disco in grado di appagare il palato dei nostri lettori.